Perché le tue emozioni nel tempo sono sempre più ingestibili?

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Le emozioni sono parte fondamentale della nostra vita; ne sono la colonna sonora. Sono un’esperienza talmente normale che tendiamo a consapevolizzarle solo quando sono particolarmente intense e sequestranti, nel bene e nel male. Le emozioni, quando sono particolarmente intense ed irrompono nella nostra vita, guidano. Ci lasciamo totalmente invadere; l’ansia, la rabbia, la paura ci riempiono completamente guidando le nostre parole, i nostri gesti, i nostri comportamenti. E’ esperienza comune e accade nella vita di tutti, chi più, chi meno. Chi intraprende però un percorso evolutivo sa perfettamente che questo genere di eventi va a ledere pesantemente la qualità della vita sia nel momento in cui succede che in un secondo tempo, quando purtroppo si raccolgono le conseguenze di ciò che è si è fatto, detto o di come si è agito (come vedrai tra poco). Cercare di controllarsi e poi esplodere è quello che intuitivamente quasi tutti cercano di fare, ma questo non ha nulla a vedere col “gestire costruttivamente un’emozione”.

Continuare come abbiamo fatto fino ad oggi, con le modalità che ci vengono spontanee nel tempo non porta nessuna evoluzione, nessun miglioramento. Continueremo sempre ad accumulare e poi, carichi come delle bombe, ad esplodere (anche in situazioni relativamente tranquille), perdendo il bandolo della matassa e maturando un crescente senso di insicurezza nei confronti di noi stessi e delle situazioni che viviamo.

Questo atteggiamento è quello che io chiamo scherzosamente: “l’atteggiamento dell’oca” ovvero la predisposizione mentale intuitiva a seguire le nostre emozioni invece che gestirle. Accade a costo zero? Certamente no, ma il costo non è solo quello legato alla situazione in sé (le emozioni negative che sentiamo in quel momento, il fatto che l’altra persona si può arrabbiare con noi e vice versa se abbiamo litigato, la compromissione dei rapporti, o le conseguenze potenzialmente tragiche di una situazione impulsiva e così via..); c’è un costo ben più grave.

Quando ciò avviene, noi mandiamo un segnale molto preciso al nostro sistema limbico (che è il luogo del cervello in cui le nostre emozioni fisicamente hanno origine dal punto di vista nervoso), giacché rinunciamo ad utilizzare la nostra neocorteccia (sede dei nostri processi di pensiero superiori) in maniera evoluta (ad esempio applicando tecniche di gestione emotiva), e questo rinforza letteralmente l’onda sinaptica che si crea spontaneamente nei tuoi circuiti nervosi. In altre parole, se non eserciti il potere di ordine superiore che hai a disposizione (dal momento che puoi apprendere strumenti e tecniche per gestire le emozioni), lasci alle tue emozioni il potere di fare il buono ed il cattivo tempo nella tua vita. Stai dicendo, in altre parole: “si, guida tu, mi arrendo alla tua forza”, di fatto rinforzando sempre più i tuoi circuiti emotivi: se non ti deciderai a governare la tua barca, lo faranno le tue emozioni al posto tuo.

Questo per una legge neurobiologica: le tracce neurali si rafforzano tanto più quanto più spesso sono attraversate da un segnale nervoso. Ciò significa solo una cosa: più accade (o meglio, più lo lasci accadere), più accadrà. Naturalmente questo si accompagna ad una sensazione di sempre minor controllo sulla tua vita, con inevitabile deperimento della tua autostima ed incremento della percezione di non poter gestire la situazione; il che non fa altro che amplificare ulteriormente quanto di cui sopra ed enfatizzare sempre più la sensazione di essere in balia di te stesso e delle tue emozioni (con conseguente rabbia nei tuoi confronti, che alimenterà ulteriormente il tuo circuito emozionale). In genere, questo produce un’accettazione passiva di quei limiti come di una condizione che non è possibile cambiare. Nel tempo poi si scontano conseguenze ancora peggiori: se questi fenomeni continuano a ripetersi, tendiamo ad includerli come parte della nostra personalità e così non abbiamo più “un’ansia importante da imparare a gestire” ma diventiamo “ansiosi”. In altre parole: ci arrendiamo ai nostri limiti, li accogliamo come parte di noi. Ci adattiamo passivamente rassegnandoci ad essere spodestati dal controllo sulla nostra esistenza. Quando sono in atto queste dinamiche, tendiamo a strutturare la nostra vita cercando di evitare tutto ciò che ci può mettere al cospetto della violenza dei nostri vissuti emotivi, invece che basarla su ciò che vogliamo; la qualità della nostra esistenza crolla e noi cerchiamo di farcela bastare.

Smetti di dire alle tue emozioni che possono fare il bello e il cattivo tempo! Manda un segnale forte alle tue parti profonde: “da oggi cambia la musica!”. Esci dalla zona di comfort (sembra incredibile, lo so, ma tutto ciò che accade da molto tempo, anche se ti fa soffrire a bestia, in realtà fa parte della tua zona di comfort!) e usa il tuo potere! Risali sul cavallo della tua mente indisciplinata e governalo!

Dottoressa Silvia Caldironi

 

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